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Valutare le resistenze batteriche: fondamentale per le terapie mediche e parodontali.

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Valutare le resistenze batteriche: fondamentale per le terapie mediche e parodontali.Antibiotico

La ricerca e i risultati dimostrano sempre di più le difficoltà di azione delle terapie antibiotiche, alcune lavori ci dimostrano come avvengono le resistenze dei patogeni. Nelle terapie orali questi meccanismi devono essere conosciuti al fine di determinare la scelta dell’antibiotico in relazione alle resistenze presenti.In questo articolo viene fatto il punto sulle resistenze batteriche in senso generale e le valutazioni specifiche nel cavo orale.

Valutazione generale:

I batteri che aderiscono a dispositivi medici applicati nel cavo orale o in altri distretti corporei o in tessuto danneggiato possono diventare la causa di infezioni persistenti. Questi batteri si racchiudono in una matrice idratata formata da polisaccaridi e proteine, formando un strato viscido conosciuta come biofilm; questo è il problema!.L’analisi microscopica diretta delle superfici colonizzate mostra aggregati densi dei batteri tenuti insieme da polimeri extracellulari. La formazione del biofilm è importante perché questa modalità di crescita è associata alla natura cronica delle successive infezioni, e con la loro intrinseca resistenza alla terapia antibiotica.

Parodontite, infezione polmonare cronica e pazienti affetti da fibrosi cistica sono esempi di malattie diverse ma che presentano un’associazione comune; sono patologie associate alla presenza dei biofilm. Varie infezioni nosocomiali come quelle connesse all’uso di cateteri venosi centrali, cateteri urinari, protesi e valvole cardiache, devices ortopedici ecc… sono chiaramente associate a biofilm aderenti alla superficie del biomateriale. Queste infezioni condividono caratteristiche comuni anche se le cause microbiche e siti di accoglienza variano notevolmente. La più importante di queste caratteristiche è che i batteri nel biofilm sono in grado di eludere le difese dell’ospite e resistono alla terapia antimicrobica. Modelli di biofilm in vitro hanno dimostrato la sopravvivenza batterica dopo il trattamento con antibiotici a concentrazioni centinaia o addirittura migliaia di volte la minima concentrazione inibente dei batteri misurata in culture

I meccanismi noti di resistenza agli antibiotici, come pompe di flusso, enzimi che si modificano, mutazioni, ecc non sembrano essere responsabili per la protezione dei batteri in un biofilm.

Anche i batteri sensibili se aggregati in un biofilm modificano la loro suscettibilità all’azione dell’antibiotico.Se viceversa vengono dispersi dal biofilm risulta molto più efficace la terapia che deve essere il più possibile mirata ( efficacia  dell’antibiogramma ).I batteri presenti in un biofilm persistono e attivano una tenace sopravvivenza, più che espletare una virulenza aggressiva, tendono a creare cronicizzazione.Poiché la resistenza del biofilm dipende dalla aggregazione dei batteri in comunità multicellulari, una strategia potrebbe essere quello di sviluppare terapie che alterino l’aggregazione multicellulare del biofilm. Se la pluricellularità del biofilm viene sconfitta, le difese dell’ospite potrebbero essere in grado di risolvere l’infezione, e l’efficacia degli antibiotici favorirne la guarigione. Le potenziali terapie includono gli enzimi che sono in grado di sciogliere i polimeri della matrice del biofilm. Altri autori convergono su azioni sinergiche di più antibiotici al fine di destrutturare il biofilm.

Valutazione parodontale :

Gli antibiotici sono aggiunte importanti nel trattamento delle malattie infettive, compreso la parodontite. Le critiche più ampie riguardano l’uso indiscriminato di questi farmaci è che tra i loro effetti collaterali presentano lo sviluppo delle resistenze batteriche. La valutazione delle resistenze batteriche è fondamentale per una terapia corretta. La conoscenza dei meccanismi biologici derivanti dall’uso di antibiotici può aiutare il medico e comunità dentale in generale a superare i problemi derivanti dall’uso indiscriminato o non mirato. Di seguito possiamo valutare i meccanismi di azione degli antibiotici più comunemente utilizzati per il trattamento parodontale ( ovvero le penicilline, le tetracicline, i macrolidi e il metronidazolo ) e i principali meccanismi di resistenza batterica a questi farmaci. La resistenza antimicrobica può essere classificata in tre gruppi: intrinseca , mutazionale e acquisita La penicillina, tetraciclina e l’eritromicina sono farmaci ad ampio spettro , efficaci contro i batteri gram- positivi e gram -negativi.

La resistenza batterica alla penicillina può verificarsi a causa di permeabilità diminuita della cellula batterica all’antibiotico ; alterazione delle proteine leganti la penicillina , o produzione di beta -lattamasi . Tuttavia, una percentuale molto piccola del microbiota sottogengivale è resistente alle penicilline. ( dato in letteratura da rivedere dopo l’uso indiscriminato delle penicilline negli ultimi anni , ed è uno dei progetti di A.I.R.O). Le resistenze dei batteri alle tetracicline o ai macrolidi sono legate al tentativo del battere di limitarne l’accesso a battere stesso, con alterazioni intracellulari che impediscono il legame del farmaco, o producendo enzimi che inducono l’inattivazione delle tetracicline o dei macroclimi. Con questi meccanismi i patogeni parodontali possono diventare resistenti agli antibiotici rendendo inutile la loro somministrazione salvo antibiogramma specifici che ne determino le sensibilità verso il farmaco utilizzato. Infine il metronidazolo che può essere considerato un profarmaco nel senso che richiede un’attivazione metabolica dai microrganismi anaerobi. La resistenza acquisita o secondaria a questo farmaco è meno riportato ed è oggetto di studio. A causa di questi bassi tassi di resistenza e alla sua elevata attività contro i gram -negativi anaerobici, il metronidazolo è uno tra i più utilizzati nel trattamento delle infezioni parodontali deve essere valutata appieno la Sua efficacia contro i gruppi patogeni più aggressivi e se è utile l’associazione con un altro antibiotico al fine di aumentarne lo spettro d’azione.

Conclusioni:

Un maggior lavoro di ricerca risulta fondamentale per chiarire pienamente i meccanismi di antibiotico resistenza. Inoltre le valutazioni dei biofilm ( e degli aggregati batterici ) deve essere un incentivo a sviluppare nuove strategie terapeutiche. Ma abbiamo prove sufficienti per fare alcune osservazioni e suggerimenti. Primo: diversi sono i meccanismi di resistenza che possono agire insieme per cui le terapie antibiofilm devono poter dover contrastare più di una meccanismo contemporaneamente e devono risultare clinicamente efficaci. L’eterogeneità è il tema comune di questa resistenza agli antibiotici ; nel biofilm parodontale esistono più microrganismi in un ampio spettro di stati, in questa organizzazione i batteri potrebbero essere esposti a diverse concentrazioni di antibiotico a seconda della loro collocazione spaziale. In secondo luogo, i gradienti di concentrazione dei nutrienti microbici e prodotti di scarto attraversano il biofilm e alterando l’ambiente locale, con di tassi di crescita elevati delle singole cellule microbiche.Terzo, una piccola percentuale di cellule in un biofilm batterico potrebbero differenziarsi in un fenotipo altamente protetto dagli effetti degli antibiotici ( super batterio ?).Inoltre sta emergendo l’importanza della valutazione genetica del biofilm, il riconoscimento genetico richiesto per la formazione delle colonie multicellulare diventerà il potenziale bersaglio delle terapie antibiotiche.In altre parole il futuro risiede nel capire chi abbiamo di fronte e come colpirne gli aggregati.

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