La menopausa è quel periodo della vita della donna in cui si osserva la scomparsa definitiva delle mestruazioni, dovuta all’esaurirsi dell’attività ovarica, indipendentemente dalla causa naturale o indotta che l’ha determinata.

Questo periodi si caratterizza per la riduzione degli ormoni estrogeni ed androgeni, a cui conseguono riduzione della densità ossea, sintomi vasomotori, vampate di calore, vaginite atrofica, maggior rischio di infarto e ictus, nonchè alterazioni a livello del cavo orale.

Queste ultime comprendono la xerostomia (27.1% secondo Santhos P et al), le alterazioni della percezione del gusto (3.6% secondo Santhos P et al), fino alla sindrome della bocca che brucia (25.8% delle donne analizzate da Santhos P et al). La xerostomia non trattata modifica il pH orale che riducendosi non è più in grado di neutralizzare gli acidi di cibi e bevande. Si osserva anche una modificazione del microbiota orale e ne consegue l’instaurarsi di patologie orali quali carie e malattia parodontale. Quest’ultima è determinata non solo dalla variazione della composizione salivare ma anche della modificazione del fluido crevicolare.

Da un punto di vista osseo, tutte le ossa vengono coinvolte dalla riduzione di densità, inclusi i mascellari che vanno in contro alla riduzione di spessore della corticale e riduzione delle trabecole nella spongiosa. Questo fenomeno si determina progressivamente con l’aumentare dell’età, ma nei primi cinque anni dopo l’inizio della menopausa avviene il picco di perdita che si attesta fra il 12% e il 20% della densità ossea.

Alcuni studi dimostrano l’efficacia della terapia ormonale sostitutiva nel prevenire questo rapido fenomeno di perdita ossea. Vari autori ritengono che queste variazioni ossee determinino anche una maggior suscettibilità alla malattia parodontale e perimplantare, ma questa associazione è però controversa in quanto smentita da altri studi scientifici presenti in letteratura. Sicuramente sono fattori importanti da controllare anche nella donna in menopausa, sia l’abitudine al fumo che l’igiene orale. Pazienti che fanno uso di statine sembrerebbero protetti dalle patologie parodontali grazie all’azione anti-infammatoria del farmaco.

È dimostrato che osteoporosi/ostepenia non aumentano il rischio di sviluppare la malattia parodontale, ma è dimostrata anche la correlazione fra osteoporosi/osteopenia e maggior perdita di elementi dentari. Ciò significa che sebbene la riduzione del contenuto minerale dell’osso non predisponga allo sviluppo della malattia parodontale, nelle donne affette da osteoporosi/osteopenia il numero di denti estratti è maggiore rispetto alle donne sane. La perdita di elementi dentari in tarda età è generalmente esito della malattia parodontale stessa.

L’associazione fra xerostomia e malattia parodontale invece non è dimostrata in modo statisticamente significativo, ma sicuramente esiste un trend positivo che correla queste due condizioni cliniche. La riduzione del flusso salivare è causata sia dalla variazione ormonale che dalle terapie farmacologiche somministrate come sostitutive ormonali.

In tutte le donne analizzate dallo studio in oggetto sono stati riscontrati alti livelli di batteri parodontopatogeni (dal 98,7 al 100%) quali Porphyromonas gingivalis (Pg), Campylobacter rectus (Cr), Fusobacterium nucleatum (Fn), and Tannerella forsythia (Tf). Aggregatibacter actinomycetemcomitans (Aa). Questa variazione del microbiota orale è stata riscontrata nel 73,7% dei pazienti sottoposti a test salivari di controllo.

Anche altri studi scientifici hanno rilevato tali alti livelli di batteri parodontopatogeni e fra questi è inclusa Prevotella intermedia (Pi). Ciò dimostra non solo l’effettiva variazione delle specie batteriche nei pazienti in menopausa ma ci dice anche quali siano le specie batteriche più presenti in questi soggetti.

La presenza di questi patogeni però non è sufficiente perché si determini un quadro patologico certo, anche la valutazione genetica deve essere integrata oltre all’evidenza clinica per il quadro completo della gravità della patologia.

Sono determinanti anche la virulenza con cui si esprime il patogeno, le tipologie delle altre specie batteriche presenti nel biofilm subgengivale e la suscettibilità individuale.

Sarà perciò utile analizzare il profilo batterico delle pazienti in menopausa per verificare la presenza di questi patogeni ed inserire ciascuna di esse in un programma di mantenimento della salute orale volto al controllo periodico della condizione del cavo orale e volto alla motivazione verso l’abbandono dell’abitudine al fumo e all’eventuale scarsa igiene orale.

Questo è importante soprattutto perché sono note le correlazioni fra perdita di elementi dentari in tarda età e malattie cardiovascolari di tipo aterosclerotico. Questa associazione è causata dai maggiori livelli di batteri nel sangue, ma anche dall’aumento degli indici infiammatori e dal fatto che i soggetti affetti da malattia parodontale siano anche fumatori.

Tutte le donne in menopausa dovrebbero essere inserite in un programma di mantenimento volto all’analisi del profilo microbiologico orale e genetico sin dalla fase di climaterium ovvero prima che la menopausa stessa si determini. Questo perché sarà possibile intervenire nelle prime fasi della menopausa che sono le più importanti soprattutto dal punto di vista osseo.

Bisognerebbe anche implementare l’informazione all’igiene orale non solo come indicazione dentale ma sistemica per i suoi importanti risvolti di prevenzione. Tutto ciò non solo nell’ottica del mantenimento del maggior numero di denti possibile, ma anche per preservare la salute orale e sistemica delle pazienti.

(Full Text disponibile a richiesta)

Revisione letteratura: Dott.ssa  Francesca Argenta