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Attività antibatterica della curcumina: una strategia per il futuro nel trattamento parodontale?

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Attività antibatterica della curcumina: una strategia per il futuro nel trattamento parodontale?

 

Recenti studi hanno valutato il metodo aggiuntivo dell’uso di nutrimenti e functional foods per mantenere un corretto stato di salute generale e per il mantenimento della salute dei tessuti parodontali. Ad esempio l’uso di estratti vegetali, tra cui l’essudato resinoso dell’arbusto sempreverde   della Pistacia lentiscus o i macrocarpals, rimedi floreali Austriaci ricavati dall’ Eucaljptus globulus.

La curcumina è stata al centro, negli ultimi anni, di numerosi studi clinici per i suoi potenziali effetti benefici sulla salute, vengono riportati attività antinfiammatorie, antiossidanti , anticancro e antibatteriche.

La curcumina è un curcuminoide , uno dei principali costituenti della Curcuma Longa ( facente parte della famiglia del ginger e dello zenzero: le Zingiberaceae) utilizzata come spezia e colorante alimentare nel Sud-Est asiatico e inoltre come agente terapeutico in medicina Ayurvedica.

La curcumina si ottiene per estrazione con solvente dal rizoma essiccato e macinato della Curcuma longa , l’estratto deve essere separato dalle sostanze aromatiche presenti nell’oleoresina, per cui viene purificato per cristallizzazione. Il prodotto ottenuto è liposolubile, di colore giallo brillante tendente al verdastro e vira al rosso con ph superiore a 7.5

Lo studio sull’ attività antibatterica, pubblicato nel Gennaio 2016 dal J. Periodontol , dimostra che la curcumina inibisce la crescita di vari batteri parodontali, in particolare del P. gingivalis. Quest’ultimo forma, insieme al Treponema denticola e al Tannerella forsythia, il Red Complex ovvero gruppo di batteri che sono stati classificati insieme sulla base della loro associazione a forme gravi di malattia parodontale.

Il P. gingivalis secerne i gingipains, Arg-gingipain (RGP) e Lys-gingipain (KGP), proteine che contribuiscono alla sua sopravvivenza e virulenza.

La virulenza del P. gingivalis è anche data dalle presenza delle fimbrie, fattori chiave di adesione, invasione e colonizzazione. Viene riportato che, le fimbrie (FimA) del P. gingivalis e la superficie cellulare del Streptococco oralis GAPDH erano coinvolte nelle prime fasi della formazione del biofilm e che pertanto, l’aderenza della curcumina sulle Fimbrie (FimA) potrebbe inibire il legame con lo Streptococco oralis GAPDH, quindi interferire nella formazione del biofilm. Inoltre può anche inibire l’auto-aggregazione e interazione delle fimbrie (FimA) con le proteine salivari.

I risultati di questo studio riportano che, la curcumina inibisce la crescita del P. gingivalis, Prevotella intermedia, Fusobacterium nucleatum e Treponema denticola con una modalità dose dipendente. Con una concentrazione di 20 µg/mL si ottiene la riduzione del 80% della formazione del biofilm, attraverso l’inibizione dei gigipains RGP e KGP. Contrariamente, invece, 100 µg/mL di curcumina non hanno soppresso la crescita del Aggregatibacter actinomjcetemcomitans.

La conclusione di questo studio suggerisce pertanto che la curcumina possiede attività antibatteriche contro i batteri parodontali e potrebbe essere, quindi utile nel mantenere i tessuti parodontali sani utilizzandolo come functional food, ad esempio nei chewing gum. Tuttavia ulteriori studi sono necessari per considerate la curcumina un potente agente per la prevenzione delle malattie parodontali.

Questo polifenolo viene definito, da una pubblicazione del British Journal of Pharmacology del Agosto del 2016 , un agente multi-target per numerose malattie croniche e un prezioso nutraceutico.

I comuni target molecolari della curcumina includono : fattori di trascrizione, mediatori dell’infiammazione , proteine chinasi e proteine reduttasi e istone acetiltrasferrasi.

Un plausibile meccanismo attraverso la quale la curcumina esercita i suoi molteplici effetti potrebbero essere per via della regolazione epigenetica .

Recenti studi riportano che la curcumina è un potente regolatore epigenetico in differenti malattie, come disturbi neurologici, infiammatori, diabete e differenti tipi di tumori. Il ruolo della regolazione epigenetica della curcumina in primis include l’inibizione della DNA metiltransferasi e regolazione di micro RNAs . Tuttavia ha anche dimostrato effetti antinfiammatori attraverso la regolazione di varie citochine come TNF- α, IL-1, IL- 6, IL-8 e IL-12 , e vari enzimi dell’infiammazione e fattori di trascrizione.

Questa Review continua sostenendo che la curcumina ha dimostrato essere in sinergia con altre sostanze nutraceutiche , come il resveratrolo (un polifenolo che agisce contro gli agenti patogeni e funghi), la piperina (alcaloide presente nel pepe nero), catechina ( composti incolori con anche attività astringente), la quercetina (un flavonoide inibitore naturale di vari enzimi intracellulari) e la genisteina (isoflavone con potere antiossidante, antiangiogenetiche e antimmunosopressive).

Si sostiene che l’utilità della curcumina è ostacolata dal colore, dalla mancanza della solubilità in acqua e dalla bassa biodisponibilità. Fattori che contribuiscono all’ostacolarsi della biodisponibilità nel plasma e nei tessuti potrebbero essere associati ad un ridotto assorbimento e a rapida eliminazione sistemica . Tuttavia , per rafforzare le proprietà della curcumina vari approcci sono stati introdotti tra cui l’uso di coadiuvanti come la curcumina liposomiale, nano particelle di curcumina, complessi fosfolipidici di curcumina, riformulazioni di curcumina con vari oli e con inibitori del metabolismo , coniugazioni di curcumina profarmaci e curcumina unita con ossido di polietilene. Si è cercato anche di modificare la via di somministrazione della curcumina e ostacolare il percorso metabolico attraverso co-trattamenti con altri agenti.

Quindi, più dettagliati e ben controllati studi clinici sono inevitabili per valutare l’efficacia di queste nuove formulazioni.

La curcumina recentemente, da uno studio pubblicato dal Journal of Medicinal Chemistry, nel Gennaio 2017 , è stata classificata come PAINS ( pan-assay interference compounds) e IMPS (invalid metabolic panaceas).

I PAINS sono composti chimici che mostrano spesso dei FALSI POSITIVI nei high-throughput screens (metodica per la sperimentazione scientifica usata per la scoperta di farmaci) , essi tendono a reagire in modo NON specifico con numerosi target biologici, piuttosto che reagire in modo specifico con un target desiderato. In più , molte ricerche hanno descritto una possibile “dark side of curcumine”: gli svantaggi noti della curcumina includono le povere proprietà farmocinetiche e farmacodinamiche ed effetti di tossicità in alcune condizioni testate.

La possibile “falsa” attività della curcumina in vitro e in vivo è risultata da un numero maggiore di 120 studi clinici su gravi malattie. La struttura della curcumina suggerisce che potrebbe essere instabile in siti biologici, infatti , sia la stabilità in vitro che in vivo è pessima. Non ha mai mostrato di essere effettivamente conclusiva in studi randomizzati, controlli placebo in trial clinici in molte indicazioni. I risultati , di quest’ultimo studio, hanno ottenuto che la curcumina ha una labile farmacodinamica (raggiunge molti targets) e farmacocinetica debole (ma non raggiunge i suoi targets).

In conclusione si sostiene che molti manoscritti pubblicati sull’attività biologica della curcumina, renda il lavoro dei ricercatori non ancora concluso. I ricercatori sono sicuri che i benefici delle proprietà della curcumina siano notevoli per il benessere del microbiota intestinale, fino ad ora ci sono però prove limitate che i benefici siano mirati ed efficaci.

L’assunzione di veicoli lipidici, nano particelle e nano fibre potrebbero aumentare la biodisponibilità, ma questo potrebbe anche limitare i benefici terapeutici e condurre a una tossicità aspecifica. Le prove disponibili dimostrano che la curcumina , appena assunta, si autoelimina indipendentemente dal modo di assunzione. Le opinioni sono che gli analoghi della curcumina hanno delle fondamenta abbastanza deboli.

Quindi, delle prove più dettagliate e meglio controllate sono inevitabili per valutare l’efficacia di questi nuove formulazioni paragonate con il composto principale , probabilmente i risultati di altre ricerche aumenteranno l’importanza terapeutica e l’applicazione della curcumina rendendo questo agente una strategia terapeutica straordinaria per la prevenzione e trattamento di una varietà di malattie croniche.

Full text disponibile a richiesta

Revisione Letteratura Dr.ssa Cristina Sorrentino