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Biomarkers salivari nelle diagnosi delle patologie orali e sistemiche: il futuro diagnostico

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La saliva è il fluido orale per eccellenza e gioca un ruolo chiave nel mantenimento della salute. Essa protegge sia i tessuti duri che i tessuti mucosi poiché riporta il pH orale al valore di neutralità, deterge gli elementi dentari e remineralizza la loro superficie. Facilita anche la digestione degli alimenti in quanto contribuisce assieme ai denti alla preparazione del bolo alimentare successivamente indirizzato allo stomaco. È ricca di sostante battericide e perciò protegge tutto l’organismo dall’invasione di microrganismi potenzialmente patogeni.

Una riduzione del flusso salivare (iposalivazione) può contribuire a problematiche locali quali carie, mucosite, infezioni fungine e malattie periodontali. Dal punto di vista sistemico la saliva è considerata lo “specchio del nostro corpo” poiché riflette lo stato di salute generale del soggetto. Gran parte delle malattie sistematiche, fra cui diabete e sindrome di Sjögren, presentano manifestazioni orali che sono caratteristiche dei diversi stadi evolutivi della malattia.

Ai professionisti del cavo orale è perciò assegnato il compito di diagnosticare tali patologie anche grazie a questi segni e migliorare le condizioni orali dei pazienti se compromesse dallo stato di malattia.

Negli ultimi decenni, la saliva ha destato anche grande interesse come mezzo diagnostico per la semplicità di prelievo dei campioni, la poca invasività e la riduzione del rischio di trasmissione delle malattie infettive. Per fare un esempio, le secrezioni salivari contengono fattori che inibiscono l’infettività dell’HIV, con conseguente tasso di trasmissione orale estremamente basso o trascurabile.

Attraverso l’analisi dei fluidi salivari è possibile dosare molte sostanze fra cui acidi nucleici (DNA,RNA), proteine, elettroliti, ormoni, anticorpi ed eventuali farmaci o sostanze d’abuso. La loro concentrazione è minore rispetto ai valori misurati nel sangue o in altri fluidi corporei, ma le moderne tecnologie di analisi di laboratorio sono comunque in grado di rilevarne la presenza.

Per fare un esempio, in un soggetto adulto i livelli sierici di IgA sono fisiologicamente pari a 2.5 – 5 mg/ml, mentre nella saliva i valori sono 250 – 500 μg/ml. Allo stesso modo, le IgG sono 5 – 30 mg/ml nel sangue e 5 – 30 μg/ml nella saliva. Le IgM sono 0.5 – 1 mg/ml nel sangue e 5 – 10 μg/ml nella saliva. Le tecniche di analisi sono in fase di implementazione con lo scopo di migliorarne la sensibilità ed aumentare lo spettro di sostanze rilevabili.

In questo ambito si colloca il termine “OMIC”, utilizzato per indicare l’insieme delle tecnologie sviluppate per valutare l’aspetto biochimico, il ruolo, le relazioni reciproche e l’azione di numerosi tipi di molecole. Esso comprende la genomica (studio dei geni), la trascriptomica (lo studio dell’mRNA), la metabolomica (lo studio del profilo globale di metaboliti in un sistema sottoposto a determinate condizioni) e la proteomica (lo studio delle proteine). Tutte queste tecnologie sono accomunate da un unico scopo, quello di comprendere i processi fisiologici in condizioni di salute e di malattia.

Il termine SALIVOMICA utilizzato per la prima volta nel 2008, è lo studio delle biomolecole presenti nella saliva: DNA, mRNA, microRNA, proteine, metaboliti e sostanze prodotte da microrganismi qui presenti. Li et al utilizzarono la tecnica microarray per identificare il profilo dell’RNA salivare e aprirono le porte alla compilazione di un database di referenza per le applicazioni diagnostiche che usano il transcriptoma salivare. Attualmente sono in fase di sviluppo numerose altre tecnologie di laboratorio finalizzate all’analisi di questo fluido corporeo (ELISA, EIA, PCR).

L’analisi biochimica della saliva ha rivelato che essa è composta da una componente inorganica (sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro e fosfato), e una componente organica costituita a sua volta da proteine (amilasi, mucine, lisozima, immunoglobuline IgA, lattoferrina, proteine ricche in prolina, istatine, catelicidine, glicoproteine, lipoproteine, staterine, metalloproteinasi della matrice) e da una componente non proteica (bilirubina, creatinina, glucosio e acido urico).

Ad oggi l’analisi salivare viene utilizzata per la diagnosi di HIV, malattie autoimmuni, cancro, epatiti, infezioni da citomegalovirus, malaria e altre patologie. Tuttavia attualmente viene comunque associata alla conferma diagnostica mediante analisi ematochimica. Rappresenta il futuro della diagnostica medica.

Per concludere, la necessità di metodi diagnostici e prognostici precisi ed affidabili, ma anche poco invasivi è il cardine della diagnostica molecolare. In questo approccio, i ricercatori e i medici condividono l’obiettivo di valutare e monitorare in modo non invasivo lo stato fisiologico di salute e anche quello patologico dei soggetti esaminati. La saliva come strumento diagnostico può soddisfare questo obiettivo fornendo un mezzo sicuro ed efficace per valutare i pazienti e personalizzare il loro trattamento.

La diagnostica salivare, per l’attività degli specialisti del cavo orale, rappresenta una svolta professionale con risposte non solo locali ma anche sistemiche. Può diventare la chiave di volta per l’interazione professionale di chi si occupa del cavo orale e gli altri specialisti oltre che un mezzo di comunicazione e diagnosi per il paziente fondamentale per una corretto inquadramento clinico e terapeutico.

 

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Revisione letteratura Dr.ssa Francesca Argenta