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Un nuovo approccio in terapia gnatologica: la terapia mediante il bite “invisibile”.

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Dott. Giuseppe Massaiu
Dott. Andrea Massaiu
Dott. Valerio Papa
Dott. Gavino Porcheddu

Riassunto:

Dopo una disanima circa le varie tecniche utilizzate in gnatologia per il trattamento delle disfunzioni cranio-cervico-mandibolari a predominanza muscolare, gli autori propongono un personale protocollo terapeutico.

Questo utilizza un particolare tipo di bite inferiore, definito “invisibile”  in quanto nasce dall’utilizzo di un materiale trasparente che permette il suo utilizzo in ogni tipo di situazione sociale, e “ a sottrazione “ in quanto la sua preparazione viene guidata dal fresaggio delle interferenze, causa della patologia occlusale.

Vengono mostrate prima le basi costruttive e quindi i risultati di uno studio eseguito su un gruppo di pazienti che mostrano l’efficacia terapeutica di tale approccio, relativamente alla scomparsa della classica sintomatologia associata alle DCCM.

In conclusione gli autori propongono un maggior utilizzo di tale tecnica, per la soluzione di un gran numero di casi clinici, vista la facilità con cui viene accettata dal paziente, sia per la preservazione dell’estetica, che per i favorevoli risultati dal punto di vista terapeutico.

I risvolti terapeutici a livello sistemico della terapia delle DCCM spaziano da riscontri positivi per la postura al contenimento delle algie del rachide. Tali aspetti concorrono all’ottenimento di un quadro di salute globale integrata.

Introduzione
Il raggiungimento di un reale equilibrio sistemico deriva dalla contestuale valutazione multifattoriale del paziente. In ambito odontoiatrico il legame delle disfunzioni cranio cervico mandibolari costituisce linkage assodato con patologie del rachide e del distretto cranio collo descritte dagli autori. Risulta implausibile non valutarne gli aspetti terapeutici nella considerazione dell’integrale salute sistemica del paziente.

La gnatologia (dal greco antico Gnatus = mascella e Logos = parola, discorso ) è quella scienza dell’arte odontoiatrica che si occupa delle disfunzioni del sistema cranio mandibolare, inteso come mascella, mandibola, articolazione temporo mandibolare e muscoli correlati.

Esistono un gran numero di scuole, che con differenti approcci, propongono diversi protocolli terapeutici. Questi variano ancora a secondo che la patologia sia a prevalenza articolare, o muscolare. A grandi linee possiamo affermare che, nel primo caso la terapia è svolta per la ricerca tridimensionale nello spazio della posizione di uno o di entrambi i condili mandibolari. Tale operatività è determinata dall’utilizzo di un bite di riposizionamento, che può essere mandibolare inferiore o mascellare superiore. Nel secondo caso il bite, anche questo superiore o inferiore, lavora per eliminare le interferenze occlusali, ed è preparato per lavorare nel rispetto delle regole canoniche della gnatologia, contenendo le informazioni per la guida canina e incisiva, fisiologiche.
Basi concettuali
Il fattore maggiormente irritante per la muscolatura masticatoria, è la presenza di due elementi patologici, il muro,  canino e/o anteriore, e le interferenze occlusali.

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 Queste ultime si possono suddividere in interferenze di scivolamento, o skeed, e interferenze in lateralità, lavoranti o bilancianti. Classicamente la terapia è svolta con un bite di svincolo liscio, superiore o inferiore, che contenga le informazioni per le guide, anteriore e canina, e l’assenza delle interferenze.

Secondo la nostra esperienza, il bite superiore è quello che maggiormente crea disagio per il paziente, in quanto interferisce in maniera importante nella fonazione, così come facilmente determina una situazione di retrusione in quanto il piano occlusale tende a disporsi in rotazione posteriore. Mentre il primo fattore è una situazione estetica e relativa alla interrelazione sociale, il secondo facilmente accentua lo stato di irritazione della muscolatura masticatoria, causando l’abbandono o la scarsa collaborazione del paziente nella terapia.

Portare il bite inferiore determina una minore interferenza nella fonazione, mentre permane classicamente evidente il problema estetico, tale che un gran numero di persone che hanno necessità di svolgere un’attività di relazione in ambito lavorativo, si sentono impediti nell’eseguire la corretta e necessaria terapia gnatologica. Tali soggetti portano il byte in maniera incostante, favorendo le ore notturne, ma in tal modo precludendo l’efficacia della terapia.

Infatti questa avviene in maniera ottimale, se l’utilizzo del byte avviene durante le 24 ore, escludendo i momenti dei pasti, dove in ogni caso non è facile che le interferenze esercitino gran danno, in quanto fra i denti è sempre presente il cibo, che esercita un effetto regolarizzante sull’occlusione. Ancora, facilmente il byte inferiore tende ad avere il piano occlusale ruotato verso l’avanti, con evidente effetto di tendenza alla protrusiva, e quindi miglioramento nella cinetica muscolare e articolare.

Da queste note introduttive appare evidente come il byte inferiore sia quello che più facilmente determini il successo nel caso di una terapia gnatologica nel paziente a patologia a dominanza muscolare, ma tale esito positivo necessita di una grande motivazione, in quanto l’estetica non è ottimale a portare il bite tutto il giorno, ed in ogni tipo di situazione sociale.

E’ partendo da queste basi, che negli anni abbiamo sviluppato una terapia che consentisse di ottenere i favorevoli risultati grazie all’utilizzo di un bite inferiore, risolvendo contemporaneamente il problema estetico. La finalità di questo articolo è quella di presentare la nostra tecnica personale, che ci ha consentito, in questi ultimi anni, di trattare con reciproca soddisfazione ( nostra e del paziente ) un gran numero di casi clinici.
Valutazione del paziente

Eseguiamo la visita del paziente con problematiche gnatologiche, a partire dalla cartella che abbiamo nel tempo sviluppato, sulla base di quella di E. Bernkopf. In questa maniera abbiamo sotto gli occhi vari tipi di importanti valutazioni:
-i dati completi del paziente
-il motivo per il quale ha richiesto la visita
-gli eventuali sintomi accessori
-i segni che ci indirizzano verso la patologia articolare o muscolare
-i segni che ci portano a impostare la terapia

Dallo studio di questi parametri decidiamo il tipo di bite da preparare. Sostanzialmente la guida è data dall’altezza dell’occlusione e dalla quantità di muro ( anteriore o canino ) e interferenze. Se questi parametri sono ridotti, il bite sarà sottile.

Tanto più crescono, tanto il bite sarà realizzato a partire da una piastra grossa, come spiegato successivamente[MF1] .
Raggiungimento dell’occlusione terapeutica

La prima azione che si svolge sul paziente in poltrona, è il valutare le corrette caratteristiche di inserimento, l’assenza di sottosquadri troppo evidenti che contrastano la sua asportazione dal tavolato occlusale, nel caso si effettuano le opportune correzioni.

A questo punto si eseguono le manovre atte a trasformare la banale stampata indifferenziata nel “bite invisibile”, terapeutico e specifico per il paziente.

 [MF1]Elimin ata sezione tecniche costruttive.

 

Full test disponibile a richiesta.