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Anno 2018 Cheratosi frizionale e morsicatio buccarum

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Anno 2018 Cheratosi frizionale e morsicatio buccarum

Cheratosi frizionale e morsicatio buccarum

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Differenti tipi di traumi possono essere alla base di queste
due lesioni delle mucose orali
e alcune categorie di pazienti sono più frequentemente coinvolte.

Lo scopo di questa overview
è di fornire una panoramica degli aspetti epidemiologici e clinici per essere d’aiuto nell’intercettazione di tali condizioni.

n Cinzia Casu1
n Luca Viganò2
1 Odontoiatra, libero professionista, Cagliari
2 Odontoiatra, Dipartimento di Radiologia Orale San Paolo Dental Building, Università degli Studi di Milano

z PAROLE CHIAVE
cheratosi frizionale, morsicatio buccarum, lesione della mucosa orale, lesione orale traumatica

La cheratosi frizionale è
una condizione benigna e autolimitante, che interessa

prevalentemente la mucosa gengivale, dovuta allo sfregamento di due superfici una con l’altra. Questo fenomeno causa la produzione di filamenti di cheratina che determinano il caratteristico

aspetto a placca bianco. In genere,
la cheratinizzazione della superficie mucosa è una reazione all’insulto traumatico cronico, che può essere l’impatto del cibo sulle selle edentule,
la presenza di denti taglienti o protesi incongrue, abitudini viziate ecc.1
La morsicatio buccarum è una condizione legata al trauma fisico cronico dato dal mordere costantemente le

mucose linguali, buccali e talvolta labiali. Interessa essenzialmente i tessuti molli
e nella maggior parte dei casi i bordi laterali linguali. Le mucose nelle aree interessate appaiono biancastre1.

Lo scopo di questa breve overview è
di fornire alcuni dati epidemiologici
e clinici, sulla base della più recente letteratura scientifica, per guidare l’odontoiatra e l’igienista dentale non esperto nella diagnosi della cheratosi frizionale e della morsicatio buccarum.

Materiali e metodi

Per questo lavoro è stata utilizzata
come fonte il motore di ricerca PubMed, Medline, inserendo le parole chiave “frictional keratosis” e “morsicatio buccarum”, considerando la letteratura scientifica degli ultimi dieci anni. Sono apparsi rispettivamente 32 e 6 risultati. Attraverso la lettura dei titoli sono
stati presi in considerazione 12 articoli pertinenti con l’argomento della nostra overview. Studi epidemiologici, clinici, case reports sono stati inclusi nella nostra ricerca. Studi su animali e articoli dove non fosse presente l’articolo in inglese sono stati esclusi. Un totale di 10 articoli sono stati selezionati per questa revisione.

Risultati

Cheratosi frizionale

Uno studio libanese su 178 pazienti, visitati all’interno di un reparto di Patologia orale ha messo in evidenza
che nel 3,9 % dei casi essi presentavano cheratosi frizionale2. Patil et al. in uno studio su oltre 5.000 pazienti geriatrici indiani (tra i 60 e i 98 anni) hanno trovato una percentuale molto più alta di pazienti con cheratosi frizionale (23%)3. In un studio retrospettivo di Bellato et al. 20134 gli autori hanno messo in evidenza che si tratta prevalentemente di soggetti di sesso maschile, con rapporto M:F=16:7. Inoltre è stato trovato che in 19 casi su

23 la sede preferenziale era la mucosa gengivale del trigono retromolare, mentre in soli 4 casi si rilevava interessamento della mucosa gengivale delle selle edentule. Inoltre 13 pazienti su 23 erano fumatori e 4 di loro bevitori (dato che mette in evidenza una correlazione
con fumo e alcol); tuttavia a un esame istopatologico nessuna delle lesioni presentava displasia.
Talvolta la cheratosi può interessare
la superficie gengivale vestibolare ed essere legata ad abitudini viziate o a forte spazzolamento.
Mignona et al. hanno analizzato, in un arco di tempo di circa 15 anni, 159 casi di lesioni bianche cheratosiche e hanno trovato che solo in 14 casi era stata fatta una diagnosi di cheratosi della gengiva aderente vestibolare (circa l’8% dei
casi)5. Di questi pazienti, solo il 64 % circa aveva avuto una regressione della patologia dopo eliminazione dell’evento traumatico. A un follow up di 4-8 anni nessun caso ha avuto una trasformazione in senso neoplastico e non è stata
trovata alcuna correlazione con storia di alcolismo e allergie a collutori.
Dalla loro esperienza emerge che su un totale di 1.654 pazienti osservati, lo 0,8%

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Particolare attenzione
va riservata alla
diagnosi differenziale con la leucoplachia proliferativa verrucosa. Tale condizione è annoverata tra i disordini potenzialmente maligni del cavo orale

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1. Cheratosi frizionale sulla sella edentula

presentava questo tipo di lesioni sulla mucosa gengivale vestibolare.
Da un lavoro di Abidullah et al. si evince che su 100 pazienti con lesioni benigne bianche solo il 2% a un esame istologico mostrava diagnosi di cheratosi frizionale6.

Talvolta tale condizione può interessare anche la mucosa alveolare, e nonostante tutte le fasce di età possano essere colpite, il fenomeno è stato descritto anche in tenera età. In un case report di Kiat Hamnuay et al. viene documentato un caso di cheratosi frizionale in una bambina neonata di 2 mesi, inizialmente misconosciuta e trattata con antimicotici topici (nistatina) e poi sistemici (fluconazolo)7. A un esame citologico

era emersa la presenza di depositi di cheratina e assenza di Candida. Il trauma cronico era dovuto alla forte suzione durante l’allattamento. La lesione è

2. Cheratosi frizionale prodotta da forte spazzolamento

regredita dopo lo svezzamento.
La cheratosi è una entità assolutamente benigna che va posta in diagnosi differenziale con la leucoplachia proliferativa verrucosa (LPV).

Morsicatio buccarum

In un lavoro di Woo et al. sono stati
presi in esame 584 lesioni bianche,
con diagnosi provvisoria di leucoplachia, e gli autori hanno messo in evidenza che 56 di queste erano in realtà morsicatio buccarum.
Nel 53,6% viene interessata la mucosa linguale e nel 32% dei casi la mucosa geniena. Si tratta di lesioni assolutamente benigne da non annoverare tra i disordini potenzialmente maligni del cavo orale. Spesso è possibile una associazione con ansia e stress8.
In un lavoro di Amadori et al. su 6.374 adolescenti con età compresa tra i 13 e i

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18 anni il 4,7 % dei pazienti presentava morsicatio buccarum9.
In una percentuale inferiore di casi,
il fenomeno può riguardare il labbro (cheilofagia). Ho song Kang et al. riportano tre casi di morsicatio labiorum in soggetti molto giovani, di 22 , 21,

17 anni, che presentavano le lesioni rispettivamente da 4 e 7 anni e da alcuni mesi. Tuttavia in nessuno dei tre si è avuta una evoluzione maligna.

Nessuno dei pazienti era positivo per infezione da Candida10.
Cam et al. hanno documentato un caso in letteratura trattato con triamcinolone acetonide, senza miglioramenti.

Da questo lavoro emerge che spesso
i pazienti non sono consapevoli di produrre traumi da morsicatio: il paziente infatti negava di avere avuto traumi in quella zona, mentre l’esame bioptico è stato dirimente11.

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RICERCA ORALE

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3. Grave trauma sulla mucosa geniena dato da morsicatio buccarum

Discussione

Nonostante la cheratosi frizionale
e la morsicatio buccarum siano patologie abbastanza frequenti, poco
è stato trovato in letteratura sulla
loro prevalenza e sulle caratteristiche cliniche. Dai lavori di Patil et al. e Bellato et al.3,4 emerge che la frequenza è più alta nei soggetti anziani e di sesso maschile, anche se un caso in cui si è avuto questo fenomeno in tenera età è stato documentato7.

È probabile che le difficoltà motorie e
la maggiore lassità dei tessuti orali del soggetto anziano predispongano ad
un aumento del traumatismo a carico dei tessuti. L’associazione con fattori di rischio come alcol e fumo è stata trovata, tuttavia si tratta di lesioni benigne

che non determinano trasformazione neoplastica.
Da un lavoro è emerso che le sostanze sviluppate durante il fumo di sigaretta possono indurre cheratinizzazione delle superfici mucose, ed è possibile che questo fenomeno giustifichi la maggiore predisposizione dei soggetti alla cheratosi frizionale12.

Questo dato è importante per evitare di allarmare il paziente o di sottoporlo a inutile biopsie ed esami istologici, in quanto spesso un’anamnesi dettagliata

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può condurci alla diagnosi. Particolare attenzione va riservata alla diagnosi differenziale con la leucoplachia proliferativa verrucosa. Tale condizione è annoverata tra i disordini potenzialmente maligni del cavo orale, e ha un tasso altissimo di trasformazione maligna compreso tra il 60 e il 70%. Colpisce spesso il sesso femminile con un rapporto M:F=1:4, il tessuto gengivale non presenta correlazione con fattori di rischio come fumo e alcol13.

Questi ultimi due aspetti differiscono molto dalle caratteristiche della cheratosi frizionale. Munde et al. documentano
in un lavoro di revisione recente i criteri per la diagnosi della LPV, affermando che devono essere coinvolti più di 2
siti nello stesso cavo orale, e le lesioni devono raggiungere i 3 cm di diametro massimo. È necessaria una conferma istologica con prelievo bioptico per confermare il sospetto clinico13. In caso di lesioni bianche, multiple bilaterali e simmetriche, potrebbe invece trattarsi
di lichen planus orale, soprattutto se

le lesioni si estendono ad altre aree
del cavo orale14. Il fatto che solo il
64% delle lesioni regredisce dopo rimozione dello stimolo traumatico5
è un dato che ci induce a riflettere sull’importanza di evitare fin da subito l’esposizione traumatica dei tessuti e quindi la prevenzione delle lesioni. Anche la morsicatio buccarum è una lesione a carattere benigno che interessa soprattutto le superfici linguali e quelle buccali, più raramente le labbra. Il lavoro di Cam et al.11 sottolinea l’importanza

di una scrupolosa anamnesi per evitare esami bioptici non necessari.

Conclusioni

La cheratosi frizionale e la morsicatio buccarum sono due entità frequenti e benigne.
I soggetti anziani, di sesso maschile, bevitori e fumatori e con fattori di rischio traumatici sono più soggetti a questo

tipo di lesioni. Particolare attenzione va posta nella diagnosi differenziale con la leucoplachia proliferativa verrucosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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